Tensioni tra manifestanti e polizia in piazza Duomo"Fuori la Lega da Milano" e "Via via la polizia" i cori scanditi dalle persone in protesta
Matteo Salvini e Roberto Vannacci in piazza Duomo a Milano. Il palco della Lega si trova alle spalle del simbolo della città, si raduna circa un migliaio di sostenitori. Poco prima dell’inizio, si registrano tensioni fra un gruppo di manifestanti e gli agenti in assetto antisommossa, al grido di ‘Fuori la Lega da Milano’ e ‘Via la polizia’. La canzone ‘Generale’ di Francesco De Gregori chiude simbolicamente il comizio, mentre ‘Blowin’ in the wind’ di Bob Dylan risuona per qualche secondo mentre parla sul palco Salvini. Il vicepremier e leader leghista si interrompe per un attimo e poi assicura: “Questo è l’impegno sacro di questa piazza: mai un soldato a morire in Ucraina, mai un missile italiano a spargere sangue in Russia”.
“Non siamo in guerra con nessuno. Questa – sottolinea – è una piazza che chiede, invoca a vuole costruire pace. Troppi stanno parlando a sproposito di guerra in queste settimane”. Il segretario del partito di via Bellerio poi annuncia “documenti per impegnare tutto il Parlamento a rispettare l’articolo 11 della Costituzione, l’Italia ripudia la guerra. Non possiamo lasciare ai nostri figli la terza guerra mondiale e nucleare sull’uscio di casa”.Salvini poi fa riferimento all’evento organizzato dal Pd all’Arco della Pace e scalda la piazza quando dice: “Un saluto a Elly Schlein che spero rimanga per 30 anni segretaria del Pd. La sua guida del Pd è garanzia che per trent’anni la Lega starà al governo”. Quindi, parole al miele in direzione piazza del Popolo a Roma dove in contemporanea il comizio di chiusura di Giorgia Meloni. “Governeremo a lungo. Più proveranno a dividerci, più ci uniranno”, il pensiero del leader leghista.Ne è passata di acqua sotto i ponti dal 2019 quando il Carroccio veleggiava ad alta quota, sfondò il 34% e la chiusura della campagna elettorale fu un mega evento quella volta davanti e non alle spalle del Duomo, con gli alleati di Identità e democrazia tra cui Marine Le Pen. In ogni caso, Salvini, pensando al post-voto, rimarca: “La Lega sarà la più bella sorpresa a queste Europee.
E poi per gufi e menagrami saranno mesi difficili”. E non manca un richiamo agli alleati, a partire da Forza Italia a guida Antonio Tajani, con cui alle Europee ci sarà un testa a testa per sancire il secondo posto della coalizione: “Noi vogliamo il centrodestra unito anche al Parlamento europeo. Se qualcuno del centrodestra per far dispetto dice: ‘con la Lega no, no alla Le Pen ma preferisco il guerrafondaio di Macron’, non fa un dispetto alla Lega ma fa male all’Italia. Abbiamo il dovere di scegliere la pacifica Marine Le Pen, senza nessun dubbio”, dice a gran voce Salvini. Ma è Vannacci il protagonista più atteso del caldo pomeriggio milanese. L’applausometro della piazza schizza a tratti verso l’alto. Due sue espressioni attirano, in particolare, i presenti. Tornando sulla polemica delle ultime ore con un’evocazione della X Mas, il generale in camicia bianca inaugura così il suo intervento al microfono: “Questo è il mio secondo comizio. Siete tantissimi, è come avere davanti a sé una legione, la Decima legione“. E poi ecco una citazione de ‘Il gladiatore’ in chiusura: “Io voglio difendere i vostri interessi e quelli di nessun altro, gli interessi degli agricoltori e degli imprenditori italiani. L’8 e il 9 giugno sapete cosa fare: andate a votare per la Lega, scrivete Vannacci e al vostro segnale scateneremo l’inferno“.
Ma la Lega è soprattutto sinonimo di autonomia. Ecco il termine più usato dai primi big sul palco. Ci sono, tra gli altri, i capigruppo di Camera e Senato, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo, tutti i ministri tranne Giancarlo Giorgetti, assente per “motivi personali”, e i governatori Maurizio Fugatti, Attilio Fontana, Luca Zaia e Massimiliano Fedriga.Roberto Calderoli promette che “ragionevolmente l’autonomia sarà legge dello Stato per metà giugno”. Mentre il presidente della Regione Veneto, fra i più applauditi in piazza Duomo, a chi gli chiede se sono buone le sensazioni in vista del voto dell’8 e del 9 giugno, non le manda a dire: “Il Veneto sfonda”. E altrove?.
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