Possibile schiarita e commenti distensivi nella serata di ieri da parte di molti Governatori 

 Accerchiata da destra e da sinistra, la ministra Lucia Azzolina sta affrontando l'esame più duro della sua carriera politica. Proteste di studenti e docenti in sessanta città italiane, sindacati e Comuni sul piede di guerra e giudizi impietosi non soltanto dalle opposizioni, ma anche dalle Regioni guidate da esponenti di spicco del Pd. Il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini giudica "irricevibili" le linee guida predisposte dalla ministra dell'Istruzione per la riapertura delle scuole a settembre e consegnate giovedì mattina agli Enti locali.

 Insomma Azzolina si becca un'insufficienza piena, ma con la possibilità di recuperare a stretto giro, se, come si è premurato di precisare il presidente dell'Emilia Romagna, ha trovato "grande disponibilità" da parte della ministra a recepire le controproposte arrivate sulla sua scrivania. Oggi la decisiva Conferenza Stato-Regioni. Così nel corso della riunione del Consiglio dei ministri ieri pomeriggio, la ministra dell'Istruzione ha battuto i pugni sul tavolo chiedendo  1 miliardo in più per la scuola. Le risorse aggiuntive servirebbero per la ripresa dell'attività didattica in presenza a settembre, in particolare per il rafforzamento dell'organico e per la predisposizione di ulteriori spazi da destinare all'accoglienza di studenti e personale. Stando ancora a quanto si apprende, Azzolina avrebbe ricevuto l'appoggio di un buon numero di ministri presenti al Cdm. Un cambio di passo che in serata ha raccolto approvazioni da molti governatori. 

 D'altro canto anche  la 'difesa' messa a punto dal premier Giuseppe Conte nei confronti dell'esponente del suo Governo era stata fino a ieri piuttosto timida. "Stiamo lavorando per consentire a tutti gli studenti e le studentesse di tornare a scuola a settembre in presenza nella massima sicurezza", assicura mentre si reca a piedi a Palazzo Chigi, senza nominare Azzolina. Linea ribadita dallo stesso ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà, il più ecumenico fra i grillini, che rilancia e promette "aiuti" al sistema scolastico già "nel prossimo decreto economico". Sì perché uno dei nodi irrisolti è la questione fondi. Le scelte per la ripartenza in sicurezza sono delegate all'autonomia dei dirigenti scolastici, ma mancano le risorse economiche per attuarle. "Senza altri 2 miliardi fine delle relazioni", è il messaggio bellicoso che arriva dalle Regioni.

 Si leva anche una voce autorevole come quella del capogruppo dem alla Camera Graziano Delrio, secondo cui "i problemi vanno risolti prestissimo", dando agli enti locali "la cifra necessaria" per adeguare le scuole al nuovo inizio. Niente personalizzazioni per il deputato, ma la scuola deve tornare al centro del dibattito. Mentre Italia Viva, anche in passato critica con la ministra, chiede che Azzolina riferisca in Parlamento sulle linee guida (stesso discorso Fratelli d'Italia). Il partito di Matteo Renzi evidenzia due problemi principali. Primo, la necessità di raddoppiare gli insegnanti, "ma gli insegnanti non ci sono". Secondo, il problema degli spazi. L'associazione nazionale presidi ha stimato che il 40% delle 400mila classi italiani non possono rispettare il distanziamento, il che vorrebbe dire trovare spazi per 160mila classi.

 La leader di Fdi Giorgia Meloni paragona la ministra dell'Istruzione a Ponzio Pilato che si lava le mani e fa ricadere le responsabilità sui presidi. Drastico Matteo Salvini che durante un sit-in di protesta della Lega davanti al ministero sbotta: "Mi rifiuto di mettere mia figlia di sette anni a settembre in una classe buia, senza insegnati e senza tutele".
Mentre Forza Italia chiede le dimissioni della ministra, bocciata anche dalla ex titolare del Miur in epoca berlusconiana Maria Stella Gelmini. Il capo politico del M5S, Vito Crimi, se la prende con chi "chiacchiera senza proporre soluzioni" ed elogia Azzolina per avere richiesto al suo Governo ulteriori risorse. La campanella è suonata per la ministra.

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