Il cantautore saluta i fan con un concerto che diventa una festa collettiva
E’ una festa tra amici, senza retorica e annunci emozionali, e all’insegna del rock più sanguigno e scanzonato, quella che Bugo ha messo in scena ieri sera all’Alcatraz di Milano per segnare il suo addio alle scene dopo 25 anni di carriera, svelato dallo stesso cantautore qualche giorno fa. La monotonia e la paura di ripetersi sono alla base della decisione di Cristian Bugatti, artista troppo sincero per fingere davanti ai riflettori. La sua è sempre stata la poetica di un irregolare, con una malinconia nascosta dai suoi testi minimalisti e ironici, capace però di raccontare come pochi il ‘blues’ del ragazzo di provincia che approda nella metropoli e si sente tagliato fuori e chiede “fammi entrare per favore nel tuo giro giusto”, come recita uno dei suoi piccoli grandi classici, ‘Nel giro giusto’.
Cristian sale sul palco con un power trio in cui lui suona la chitarra accompagnato dai fidi Bruno Dorella e Cristian Dondi al basso e alla batteria. Il suono è Seattle anni ’90, distorto e violento, indie vero, non patinato come quello di molti che in Italia si autodefiniscono tali. Scorrono ‘Il sintetizzatore’ e la hit ‘C’è Crisi’. Bugo scherza con il suo pubblico che gli tributa cori continui, sul palco fanno capolino anche Aimone Romizi dei FASK e Fernando Nuti dei New Candys. Poi il 51enne novarese è da solo sul palco per un set centrale acustico, in cui si può apprezzare anche il gusto melodico di Cristian, che continua a dialogare con il suo pubblico, in quella che è veramente una serata tra amici.

Bugo, antidivo per eccellenza e fedele alla suo approccio lo-fi, non solo musicalmente, scherza ma lascia capire di essere comunque emozionato e grato dell’affetto che gli tributano i fan. Poi c’è il finale, di nuovo full band e a tutto rock, con il brano che lo rivelò alla scena indie italiana, ‘Casalingo’. Bugo sciorina anche ‘Giro Giusto’ e ‘Me La Godo’ mentre per ‘Pasta al burro’ sale sul palco un altro amico, J-Ax e ormai il concerto è un party collettivo. Tornano in scena tutti gli ospiti e i musicisti che hanno preso parte allo show e Bugo invita anche i fan a salire sul palco per la conclusione corale che non può che essere affidata al brano simbolo della poetica ‘slacker’ del cantautore novarese, una ‘Io mi rompo i coglioni’ che diventa il saluto irriverente di uno dei più talentuosi e originali protagonisti della scena musicale degli ultimi anni in Italia.
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